giovedì, 11 giugno 2009
Secondo indiscrezioni provenienti da Madrid sarebbe questo il Real disegnato da Florentino Perez. A fine mercato lo confronteremo

Immagine 1
lunedì, 08 giugno 2009


Una delle domande ultimamente più in voga nei bar sport italiani. Non tutti gli appassionati di calcio hanno l'opportunità e la voglia di seguire il calcio estero. Prendo da footballart (ringraziando Kubala che non se la prenderà) una bella scheda che descrive l'attaccante rivelazione di questa stagione calcistica appena conclusa.

Destro naturale, longilineo asciutto (192 cm per 80 kg) è un attaccante bosniaco, classe 1985, che gioca nelle fila del Wolfsburg.
Leve lunghe ma buone capacità tecniche, è un centravanti di movimento che attacca bene la profondità rompendo con tempismo la linea del fuorigioco dimostrandosi freddo e preciso nell'uno contro uno a campo aperto. Bravo nel fare la sponda, preferisce tuttavia allargarsi per poter giocare faccia alla porta e tentare l'uno contro uno in percussione. Rapido nel breve, mantine una buona velocità anche in allungo. Bravo a calciare più di precisione che di potenza, con entrambi i piedi.
Bravo di testa, anche in questo caso meno bene spalle alla porta sui rinvii lunghi rispetto ai crosso tagliati dove può far valere la sua agilità e rapidità nel breve e il suo intuito nel posizionamento. Una delle sue qualità migliori infatti è la sua bravura nell'interpretare al meglio le diverse situazioni tattiche. Non eccelle in nulla ma risulta essere un attaccante abbastanza completo. Giovane ma non giovanissimo, ha disputato quest'anno la sua prima vera grande stagione ad alto livello trascinando la sua squadra verso un'impensabile, a inizio stagione, vittoria del titolo tedesco, giocatore di gran moda in Germania, è chiamato la prossima stagione a confermarsi per poter in futuro aspirare a un ruolo da "star" del calcio mondiale. Molti club importanti lo seguono, si dice anche il Milan. Per caratteristiche e valore potrebbe essere un acquisto azzeccato, ma come detto, è chiamato a confermarsi.


martedì, 02 giugno 2009

Per trovare tracce della cronaca del processo di Napoli alla presunta cupola di Calciopoli dobbiamo sfogliare le pagine di google fino ai blog juventini
.

da. ju29ro.com

Una giornata durata 10 ore, un processo pesante che probabilmente a molti media non interessa più, tanto da inviare pochi effettivi ad assistervi.

Anzi, a giudicare dalle pubblicazioni sui siti delle più note testate nazionali, e a giudicare dal disinteresse mostrato dalle tv generaliste, sembrerebbe proprio che di inviato ce ne fosse uno solo, incaricato di scrivere per tutti.

Molto probabilmente si tratta dell’inviato dell’ANSA, perché l’agenzia è la fonte alla quale molti siti fanno riferimento, ad avvalorare la tesi del copia/incolla: viva la professionalità dei giornalisti nostrani!

Eppure il delirio di Nucini, un arbitro che le cronache dell’epoca descrivevano come scarso (ma scarso per davvero!), famoso per l’amicizia con Facchetti (cementata da un cartellino rosso risparmiato all'interista Di Biagio in una gara contro l’Udinese) e diventato, in piena attività arbitrale, confidente privilegiato dell’allora presidente nerazzurro, avrebbe meritato un minimo di attenzione e approfondimento.

Non fosse altro che per “salvaguardare la memoria” dello scomparso Presidente nerazzurro al quale Nucini era solito far confidenze durante le loro assidue frequentazioni, e per il quale aveva addirittura redatto un dossier (diario lo chiama), nel quale venivano riportati “i giudizi positivi espressi dai designatori in partite in cui registrava errori a favore della Juve o a svantaggio delle avversarie. Giudizi che, nei casi opposti (errori contro Juve o a favore di rivali), erano invece negativi”.

Un “diario” portato in aula ieri come prova e consegnato ai giudici.

I quotidiani sportivi ignorano la notizia in prima pagina.

Tuttosport si dedica al mercato e alle polemiche sulla stangata disciplinare al Toro, la Gazzetta in taglio alto magnifica la finale di Champions League, ma il titolo centrale riguarda Maldini che polemizza col Milan colpevole di non averlo difeso dalla contestazione degli ultras. Il Corriere dello Sport tratta di Champions League, panchine ballerine, di Figo che prenderà il posto che fu di Facchetti quale “ministro degli esteri nerazzurro” (per quel ruolo è evidentemente necessario uno dalla firma facile: Facchetti con le fidejussioni e l’ex “pesetero” con i contratti), e, per finire, la notiziona della firma di Aquilani che si lega fino al 2013 all’infermeria della “squadra che ama”.

Repubblica, nella versione online, come d’abitudine, presenta la vicenda in modo colpevolista, arrivando addirittura ad omettere le eccezioni degli avvocati della difesa, che, nella versione accreditata all’ANSA, incastrano Nucini su quella che è una menzogna, relativa all’ostracismo che la cosiddetta Cupola gli avrebbe praticato precludendogli ogni possibile direzione in serie A in seguito a quel famoso Juventus-Bologna del 2000/01 in cui fischiò un rigore inesistente a favore dei rossoblù. In realtà, Nucini, non solo arbitrò ancora la Juve nello stesso campionato dopo sole 8 giornate (Juve-Reggina 1-0) ma diresse gare di serie A anche nei campionati successivi, fino al 2004-05. Quindi è totalmente falso quanto sostenuto da Nucini: ”Da allora non ho mai più arbitrato in serie A”, ma a Repubblica non sembra interessare tutto questo, come peraltro non vengono citate le palesi contraddizioni tra le dichiarazioni del teste rilasciate ieri, rispetto a quanto dichiarato dallo stesso Nucini durante le indagini, soprattutto a proposito della famigerata scheda sim, la “pistola fumante” che lui avrebbe gettato una volta venutone in possesso.

Le obiezioni vengono riportate da Tg com e Sportmediaset, fedeli alla pratica del “copia/incolla”, addirittura le stesse frasi e persino gli stessi refusi; in due frasi consecutive l’ex fischietto bergamasco viene chiamato prima “Nucini” e subito dopo “Lucini”.

Passata la nottata, disponibili le edizioni cartacee, sfogliando le pagine ci troviamo davanti ad uno scenario dove regna l’indifferenza, anche se, una volta tanto, qualcuno presenta l’avvenimento in modo quantomeno verosimile.

“Libero” (dalle cui colonne aspettiamo, però, il consueto articolo di Luciano Moggi), “Il Giornale” e soprattutto il “Corriere della Sera” non dedicano una sola riga all’udienza di ieri. Decisamente strano il silenzio del Corriere; certo oggi è il giorno della finale di Champions League, evento che reclama il suo spazio, però c'è un fatto: ieri è stata una giornata particolare per la figura di Facchetti in quanto presidente dell'Inter. Particolare perché è venuto fuori che l'ex terzino nerazzurro aveva al suo "servizio" un arbitro in attività; qualcosa di estremamente grave come ugualmente grave era stata a suo tempo l'indagine condotta dalla giustizia sportiva a suo carico per i famosi pedinamenti (con sentenza di non procedibilità perché defunto nel frattempo). A pensarci bene (o male, fate voi, cari lettori) forse il silenzio del Corriere va ricercato in un motivo che l'alibi della finale di Roma nasconde come la coperta di Linus, soprattutto perché in totale contrapposizione alla linea tenuta dallo stesso quotidiano alcuni giorni fa, quando, da perfetto paladino dell’accusa, il giornale di De Bortoli uscì con un pezzo fuorviante e faziosamente bugiardo. E di sicuro al più presto di questo dovremo riparlare.
Repubblica, fedele all’edizione online comparsa nella serata di ieri, esce con 5 mezze righe del solito tenore: "Udienza a Napoli su Calciopoli. "Se sbagliavi a favore della Juve arbitravi in A, se sbagliavi contro in B" ha detto l'ex arbitro Danilo Nucini. Sentiti anche altri due testimoni, l'ex dirigente Franco Dal Cin e l'ex presidente del Bologna, Giuseppe Gazzoni Frascara".

Quindi, silenzio dai giornali istituzionali: e gli sportivi?

Nessun cenno in prima pagina, come riportato sopra, ma all’interno le sorprese fioccano:

Tuttosport dedica mezza pagina a "Nucini: i buchi dell'accusa" in cui si evidenziano principalmente le contraddizioni dell'accusa, e, mentre si annota che "irrompe Facchetti", c'è dell'ironia quando si riporta la frase di Nucini su Facchetti secondo la quale l’ex presidente nerazzurro fosse “l'unico onesto nel mondo del calcio, ironia che traspare soprattutto dalla chiusura dell’articolo, nella quale è riportata la deposizione di Gazzoni Frascara che accusa (con tanto di virgolette), Facchetti di essere stato con tutta probabilità l'intermediario per la discussa fidejussione che garantì l’iscrizione al campionato della Reggina.

Ma il contenuto più succulento è quello della Gazzetta, dal 2006 il braccio mediatico “ufficiale” dell’accusa. Il giornale rosa spara le cartucce col titolo "Premi per sbagli pro-Juve" ma poi nell'articolo è costretto a riportare delle "tante contraddizioni, i difensori incalzano"; quali siano le contraddizioni, la Gazzetta non lo dice… Il punto saliente? "L'ex arbitro ha ricostruito i passaggi che lo portarono a rivolgersi a Giacinto Facchetti per le sue 'vicissitudini''. Quando cominciò questa frequentazione? Cosa raccontò a Facchetti? Cosa fece il dirigente dell'Inter? I difensori lo incalzano. Lui resiste. E parla di un 'memoriale' raccolto in file di circa 250 pagine, sintetizzato in una sorta di elenco, relativo al campionato 2001-02, quello del 5 maggio, nel quale vengono indicati gli errori commessi dai vari arbitri o assistenti e “premiati” o “puniti” a seconda del vantaggio o dello svantaggio prodotto alla Juventus. “Queste diversità di trattamento a fine stagione le feci vedere a Facchetti”. E questi cosa fece? C'è un esposto (ma chi lo aveva presentato?) alla Procura di Milano. Nucini fu convocato dalla pm Ilda Boccassini. Di cosa parlaste? incalzano i difensori. “Del mondo del calcio” gli estorce il presidente Teresa Casoria dopo vari tentativi di non rispondere. Ma perché di queste vicende non parlò mai con l'Ufficio indagini della Figc? “Non mi fidavo”. Racconta anche della scheda telefonica ricevuta da Fabiani. Tante contraddizioni, i difensori incalzano".

In sostanza, la Gazzetta tenta di resistere, molto più di quanto abbia resistito in realtà Nucini, ma non può esimersi dal riconoscere quanto la puzza di imbroglio ormai stia per rendere irrespirabile l’aria.

A partire dagli uffici “rosa” di Via Solferino, dove qualcuno comincia a farsela addosso. Per quanto ci riguarda, possiamo solo chiedervi di seguirci, e vi racconteremo come in molti correggeranno il tiro degli insulti feroci dispensati dal 2006.
A partire da stasera intanto, amici lettori, pubblicheremo tre articoli, uno per deposizione (Dal Cin, Nucini, Gazzoni Frascara), basati sulla registrazione dell'udienza messa a disposizione da Radio Radicale. Capirete meglio perché la Gazzetta nasconde le contraddizioni di Nucini, capirete meglio cosa bolle in pentola al processo.
sabato, 30 maggio 2009


GRAZIE



di seguito il bell'articolo di Gazzetta.it


 Il dato più impressionante è l'ultimo: è stato il giocatore più presente di questa stagione, la sua ultima con la Juventus. A quasi 37 anni. L'età giusta per dire addio. O almeno così ha deciso Pavel Nedved. Le 43 presenze dell'anno calcistico di grazia 2008-09 avranno un'unica, ultima appendice, quella di domani: Juve-Lazio. Poi sarà finita. Con la Juve, ma forse non con il calcio. Nedved lascia.

IL CAMPIONE — Restano negli occhi dei fotogrammi nitidi. Anzitutto quella zazzera bionda avvistata sui campi italiani dal 1996: spettinata e sempre in movimento, come il puntino di un navigatore di un macchina da calcio perfetta. Atleta naturale, campione costruito. Ad una corsa inesauribile, e quasi insolente per gli avversari, che dovevano rincorrerlo anche da ultratrentenne, ha aggiunto una tecnica eccellente, affinata allenamento dopo allenamento. Con pazienza e cultura del lavoro. Lui, tutto casa e campo. Lui che ha sempre parlato poco, ma che ha sempre fatto parlare il campo. Con le prestazioni a tutto campo: moto perpetuo, fisico, grinta e gol. Tanti. 65 solo con la Juve. Come un attaccante. Il tiro è stato il pezzo pregiato del suo repertorio: violento, preciso. Di destro, di sinistro. Su azione, su punizione. Grande facilità di calcio, ed enorme velocità di esecuzione, nel coordinarsi. Campione perchè capace di esaltarsi nel clima da battaglia sportiva, vincente nato perchè il desiderio di prevalere era superato solo dal rifiuto di perdere. Lui che ha vinto con la Lazio e con la Juventus 5 campionati (due revocati), una Coppa delle Coppe, una Supercoppa. Più due volte la Coppa Italia e 4 la Supercoppa italiana. Lui, il giocatore di squadra per antonomasia che ha vinto anche il trofeo individuale forse più prestigioso: il Pallone d'Oro nel 2003.

I RICORDI — I gol nei derby romani, ben 4, tre sinonimo di vittorie. Come quello dell'8 marzo 1998: di esterno sinistro, con palla colpita a pochi centimetri dalla linea di fondo, con traiettoria impossibile. Ma vera. E ancora la rete che piegò il Maiorca di Cuper e consegnò la Coppa Coppe alla Lazio di Mancini e Vieri, di Salas ed Eriksson. Poi 326 presenze e 65 gol con la Juve. Le istantanee in bianconero sono più recenti e altrettanto lucenti: la rete a Barcellona in Champions, che aprì la strada al successo bianconero al Camp Nou, quello poi griffato Zalayeta. E poi quel Pallone d'Oro alzato al cielo: brillante come la sua zazzera. Datato 2003. Nel mezzo tante corse e qualche caduta. La più rovinosa lo privò della finale di Champions di quell'anno, per colpa di un'ammonizione tanto ingenua quanto impietosa dell'arbitro svizzero Meier che gli tolse la sfida con il Milan. La Champions, il suo cruccio. L'unico grande rimpianto di una carriera favolosa con club e con la nazionale della Repubblica Ceca - ricordate il suo duello con Buffon all'ultimo Mondiale? -, sempre di corsa, senza tentennamenti. Anche quando si è tratto di scendere in serie B con la Juve. L'unico tentennamento è stato vicino al capolinea, su quando fermarsi. Ma il momento è arrivato.

Riccardo Pratesi
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categoria:news, geni del calcio, a mente calda, le grandi storie, è storia
lunedì, 25 maggio 2009
Nuova rubrica inaugurasi (sperando di trovare il tempo di completarla).

Non è un segreto che su gda si stimi particolarmente Josè Mourinho. Quest'anno lo S1 è stato come sempre il più vincente nel campionato nel quale ha militato ed è riuscito per la terza volta di fila a vincere il campionato al primo colpo. Fenomeno vero. 
C'è un però: ha deluso le aspettative di chi (come chi scrive) si aspettava un Inter in grado di parlare la sua forbita lingua calcistica fatta di veloci e perentorie transizioni e elaborate trame triangolari in grado spesso di regalare spettacolo (per chi piace questo tipo di gioco).
Così non è stato, o almeno non è stato durante  l'intero arco della stagione. Ha avuto il grande merito di lanciare in grande stile Davide Santon ma contemporaneamente ha tarpato le ali di Jimenez e di Amantino Mancini. Ha perso alla grande la partita Quaresma. Ha vinto invece la battaglia mediatica riuscendo a creare attorno a sè la solita aura di perpetua sfida, azzittendo giornalisti, coniando frasi e soprannomi ad effetto distogliendo l'attenzione dai veri problemi della squadra, su tutti il gioco Ibra-dipendente e la scarsa propensione europea del suo gruppo. Da comprendere nel conto anche le volte in cui ha ecceduto nelle provocazioni sconfinando nella mancanza di rispetto nei confronti dei colleghi ma si sa che il calcio in Italia è una guerra.
In complesso Josè Mourinho è promosso ma come spesso dicono i professori POTREBBE FARE MOLTO DI PIù.

di seguito la migliore intervista della stagione. Josè con Vialli e Rossi a "Attenti a quei due" SKY



giovedì, 07 maggio 2009
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categoria:dreams, le grandi storie, è storia
lunedì, 27 aprile 2009


Guidone Marilungo, già campione d'Italia primavera, ha avuto la sua chance.
Dopo spezzoni di partita in cui già faceva capire ai suoi marcatori di che pasta fosse fatto, finalmente è arrivata la prima da titolare. Doppietta. Cassano main sponsor e prestigioso assist man. Classe 1989. Anche in Italia i giovini possono sfondare, è ora che qualcuno lo faccia notare.
Siamo o non siamo la miglior scuola calcio del mondo?
lunedì, 27 aprile 2009
8 gol in altrettante partite. E che gol..Previsioni azzeccate ma non era poi così difficile, basta aver seguito il calcio negli ultimi 10 anni. Proclamo ufficialmente guerra alla memoria corta calcistica e ai discorsi cosiddetti "da bar" ma che sono solamente superficiali, in certi bar si parla meglio che in certa tv.

martedì, 03 marzo 2009
Toh chi si rivede! Un talento mai apprezzato dalle nostre parti è l'idolo dei tifosi dell'Az Alkmaar che sta volando in classifica sotto la guida sapiente di quel volpone di Louis Van Gaal. Tanti gol e bel gioco per lui, lo rivedremo presto nel nostro campionato.

martedì, 11 novembre 2008


Prendo come spunto un pezzo preso da Sportmediaset per invitare tutti gli Juventini, che in passato hanno manifestato dei dubbi sulla grandezza di Alex DelPiero, ad imitare Giampiero Mughini e chiedere scusa ad uno dei più grandi campioni del calcio moderno nostrano. Un campione dentro e fuori il campo e capace di ogni tipo di impresa.

"Non è più in grado di fare l'attaccante, deve fare venti passi indietro come fecero Boniperti e Mazzola, per lui è iniziato l'autunno, la stagione del tramonto"
: Giampiero Mughini, juventino doc e presenza fissa a Controcampo, a 8 anni di distanza, fa mea culpa. E lo fa pubblicamente.

Dalle pagine di Libero, infatti, Mughini è tornato sulle dichiarazioni rilasciate durante gli anni più bui del numero 10 bianconero, quelli post-infortunio, quelli durante i quali il campione di Conegliano non la metteva più dentro. L'8 novembre del 1998, al minuto 92 di Udinese-Juventus, il ginocchio di Alex fece crac. Il primo gol su azione arrivò un anno e mezzo dopo, il 7 maggio 2000, in casa contro il Parma. Un'Odissea che fece temere il peggio. "Quel Del Piero non lo rivedremo mai più", pensarono in molti. Vero, verissimo. Il Del Piero di oggi, forse, è ancora più forte. Un fuoriclasse ancor più completo.

E Giampiero Mughini, uno senza peli sulla lingua ma nemmeno senza timore alcuno, oggi fa pubblica ammenda: "Presi un abbaglio gigantesco, dissi una grandissima porcata. Scusa Alex, sei il più grande di sempre" è la 'preghiera' che Mughini rivolge al capitano della Juventus. Che, forse, adesso potrà anche perdonare. "Quando domenica scorsa a Controcampo io, Maurizio Mosca e Cristina Chiabotto gli abbiamo fatto gli auguri e i complimenti, ho notato del risentimento nei miei confronti e lo capisco. Perché aveva ragione lui. E adesso voglio chiedergli scusa" ha ribadito Mughini. E Alex saprà perdonare. Ne siamo certi.

venerdì, 07 novembre 2008
Storica vittoria della Juve che, con un solo campione del Mondo in campo, espugna il Bernabeu per la prima volta nell'era moderna del calcio e si aggiudica 6 punti su 6 contro i campioni della Spagna campione d'Europa. Si vede che Obama porta fortuna, speriamo continui così.
Come sempre decisivo il capitano che regala al suo popolo la qualificazione agli ottavi di finale, obbiettivo minimo della Signora in Champions. Beccatevi la solita appassionatissima e precisa sintesi di Fabione Caressa.

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categoria:dreams, record, gollazzi, geni del calcio, le grandi storie, è storia
giovedì, 30 ottobre 2008

da Sportmediaset

Clamoroso nei sedicesimi di finale in Coppa del Re di Spagna: il Villarreal, nonostante la presenza in campo dei vari Giuseppe Rossi, Santi ed Edmilson, si è fatto battere per 5-0 dal Poli Ejido, squadra andalusa di 'Primera B', campionato corrispondente all'ex serie C/1 italiana. Eroe del match Jorge Molina, autore di una tripletta. Giuseppe Rossi è rimasto in campo 61 minuti per poi essere sostituito da Llorente.

Manuel Pellegrini

Una batosta che ha scatenato la furia di Fernando Roig, presidente del club: "E' stato patetico, una vergogna. Non si può giocare così". Diverso, e per certi versi sorprendente, il commento di Manuel Pellegrini al termine della partita: "Questa notte è la dimostrazione della grandezza del calcio" ha detto l'allenatore del Villarreal.

Con una squadra di 'Primera B', il Ponferradina, ha perso anche il Siviglia, ma soltanto per 1-0. Ora sia il Villarreal che il Siviglia avranno la possibilità di ribaltare la situazione nel match di ritorno, ma per Rossi e compagni l'impresa sarà quasi proibitiva.


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categoria:blob, stranezze del calcio, phallimenti, le grandi storie
venerdì, 17 ottobre 2008
un omaggio ad una della più belle trasmissioni di calcio di sempre

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categoria:blob, le grandi storie
lunedì, 13 ottobre 2008


tratto da Gazzetta.it

La "Rabona" entra nello Zingarelli 2009. La "Rabona" ovvero quel tiro effettuato incrociando la gamba di battuta dietro quella d'appoggio per velocizzare l'azione,  in Italia è stata resa famosa da un giocatore non conosciutissimo, Giovanni Roccotelli, una carriera trascorsa indossando le maglie di Cagliari, Ascoli, Torino e Torres, il quale durante Ascoli-Modena del campionato 1977-1978 effettuò proprio con una rabona un traversone in corsa dalla linea di fondocampo per la testa di un compagno (che realizzò). Ma Roccotelli – come raccontò in una intervista al nostro Sebastiano Vernazza - manco sapeva che si chiamasse rabona. "A Bari – spiegò -, negli anni Cinquanta, non c’era la tv, possedere un pallone era già tanto. Un giorno in strada ebbi un’intuizione inspiegabile: avevo la palla sul lato sinistro, così infilai il piede destro dietro il ginocchio mancino e calciai. Stupore: "ooohhh, che hai fatto".... E io: ma che ne so. Più avanti trovammo il nome, per noi ’sto colpo diventò l’incrociata". Giovanni Roccotelli è il maestro italiano della rabona, magia per pochi: la gamba d’appoggio si flette, l’altro piede la aggira e, zac!, colpisce il pallone per un tiro o un cross o un passaggio. Artista supremo del genere era Lui, l’altissimo Diego Maradona, ma tanti campioni si sono esibiti. Claudio Borghi una volta in Argentina centrò la traversa con una rabona da 30 metri. Roccotelli, ala destra, dispensava incrociate sotto forma di traversoni, punizioni e persino rigori. Il neologismo è spagnolo e viene da rabo, che in castigliano significa coda. Sembra che la rabona si chiami così perché rammenta le codate che le mucche sono solite rifilare se infastidite dalle mosche. In Brasile l’incrociata è conosciuta come chaleira (teiera) o letra (lettera), forse perché tante teiere sono arzigogolate e perché certe lettere scritte in maiuscolo sembrano attorcigliarsi.
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